sabato 19 agosto 2017

come una telenovela

mi alzo tutta fiacca alla prospettiva dell'ennesima giornata di boe e di libro, poi ci prendo gusto (il romanzo di Jonathan Lee mi piace molto e il mare è perfetto per nuotare, liscio e pulito). Decido che una settimana così non è da buttar via, devo solo tenere a freno l'autocompatimento da una parte e la rabbia per il comportamento del marito dall'altra. Alle quattro del pomeriggio il colpo di scena: mi arriva un suo messaggio, ho cancellato il viaggio in Croazia. Lì per lì m'innervosisco, penso subito, ora me lo rinfaccerà per sempre, ma lui riesce ad aggravare la situazione telefonandomi e chiedendomi con tono polemico, se cancello che facciamo noi due, non penserai che io stia sulla spiaggia? Se cancello??? Ma hai cancellato o non hai cancellato? E come pretendi che io mi metta in competizione con i fantomatici ungheresi, organizzando in quattro e quattr'otto una vacanza più divertente di quella pianificata da loro? E perché mai dovrei farlo, venendo incontro ai tuoi capricci? Dopo cena mi chiama su facetime e mi fa vedere ogni angolo della casa del figlio (e gli angoli sono pochi perché è un buco di casa); mentre mi racconta della loro gita all'Ikea, della ragazza bionda del piano di sopra, della lavatrice nel piano interrato, della discoteca organizzata dall'associazione studentesca lunedì sera, butta là che stanotte penserà alla mia proposta (alla fine gli ho scritto di tornare indietro senza fretta e che giovedì potremmo accodarci a figlia e fidanzato che hanno prenotato due notti a Ponza, stando in un albergo diverso dal loro b&b e affittando un barchino: un mix irrinunciabile di barca, famiglia, intimità). Improvvisamente la tensione di questi giorni si è sciolta, lui è riuscito a scherzare sugli ungheresi e la loro delusione per non averlo a bordo, io mi sono resa conto di aver superato ogni rancore. Ma come in ogni telenovela che si rispetti non è detta l'ultima parola.

venerdì 18 agosto 2017

da Roma a Mannheim (direzione Maastricht)

sono partiti da Roma prima delle sette e sono arrivati a Mannheim alle dieci e mezza di sera; il tratto più brutto è stato quello dal Brennero in su. A pranzo si sono fermati a Cernobbio, in un buon ristorante. Che padre e figlio abbiano condiviso questa avventura (si sono pure alternati alla guida) è un'ottima cosa. Taciturni entrambi, non so come siano riusciti ad intrattenersi così a lungo; certo è che questa giornata se la ricorderanno. Preso com'era dal suo lavoro, da piccoli ai figli non ha riservato grandi attenzioni, ma non li ha oppressi neanche una volta, e meglio un padre stanco che un padre pesante. Ora che sono cresciuti sanno che possono contare su di lui. Per una volta ho fatto bene a non imporre la mia presenza e sì che mi è costato non saltare in macchina anch'io.

Appunti per un naufragio


“È un’isola in cui gli elementi ti piombano addosso senza che nulla glielo impedisca. Non esistono ripari. Si è trafitti dall’ambiente, attraversati dalla luce e dal vento. Nessuna difesa è possibile”: questo efficace ritratto di Lampedusa compare nelle prime pagine di Appunti per un naufragio di Davide Enia, pubblicato da Sellerio. Negli ultimi tempi Lampedusa, oltre ad attrarre un gran numero di giornalisti e politici che si dedicano alle continue emergenze, viene posta al centro di diverse narrazioni: è grande il desiderio di raccontare cosa sta veramente accadendo in questo pezzo di Italia che dal punto di vista geologico è Africa, e che per molti africani è la terra promessa e per molti altri una tomba. Enia sceglie di tornare a Lampedusa (isola in cui era stato in vacanza varie volte, la prima da ragazzo con gli amici, scappando via per il caldo, la fame, la mancanza di discoteche) con suo padre, cardiologo in pensione e fotografo per passione. Tra loro c’è un forte legame che fatica ad esprimersi; ascoltano insieme i racconti della coppia che li ospita nel bed & breakfast e insieme soffrono per la malattia terminale dello zio Beppe. Gli ultimi mesi del fratello del padre che vive a Reggio Calabria, le telefonate con lui, le visite, s’intrecciano alla raccolta di esperienze di vita vissuta dagli isolani a contatto con la sofferenza e la morte. L’ex avvocato palermitano che ha scelto di vivere a Lampedusa, il volontario romano, il comandante della guardia costiera, il sommozzatore, il ginecologo di Lampedusa, la dottoressa che dà supporto alla marina militare: ognuna di queste persone ha dovuto confrontarsi con la terribile realtà degli sbarchi, con la gioia di chi arriva e a volte si mette a saltare e ballare, con lo strazio di chi ha sofferto pene inenarrabili, e soprattutto con la visione ripetuta di cadaveri. È un libro che nasce dalla volontà di testimoniare l’importanza dei legami umani, che siano quelli tra un nipote e l’amato zio, o quelli tra chi soccorre, nutre, accoglie e chi fugge nudo dall’orrore. Intenso.

giovedì 17 agosto 2017

emergenza bolle

tutta presa dalla partenza del figlio (che si è avviato con gli occhi lucidi a Roma, per poi partire domani con il padre alla volta di Maastricht) lì per lì non sono rimasta troppo colpita dalla visione delle bolle purulente sulle gambe di mio padre. Una volta esaurita la commozione, è cominciata la preoccupazione: dalle cosce ai polpacci papà in pochi giorni si è riempito di bolle e la povera Virginia è stata adibita al ruolo di punzecchiatrice di bolle e disinfettatrice delle medesime (il nipote Matteo, che studia medicina, saggiamente ha abdicato al ruolo che gli veniva offerto). Oggi si sono decisi ad andare dal medico e questo ha prescritto un antibiotico e trattato bolla per bolla con il mercurio cromo. Succedeva ai miei figli quando erano piccoli di prendersi brutte bolle dalla sabbia non troppo pulita e ora probabilmente è successo lo stesso a lui che ha la pelle sottile e delicata di un irriducibile ottantottenne. La scelta di passare due mesi al mare a me pare dissennata, ma più che dirglielo non posso fare. A proposito di scelte dissennate, il marito oggi ha tentato in extremis la carta del rinuncio al mio viaggio con una serie di WhatsApp accalorati (al telefono non gli rispondevo). Andiamo insieme in Germania, ricreiamo l'atmosfera americana, voglio solo te. Com'è andata a finire? Domenica lascia il figlio in Olanda e raggiunge il suo gruppo (?) in Croazia. Già solo per le distanze da affrontare in macchina questo viaggio mi pare demenziale. Magari invece si diverte un sacco e scopre lati inesplorati di sé. Io sto bene dove sto (se mio padre non mi attacca le bolle).

Il nudo e il morto


l’estate non è estate se non ci metti una vetta letteraria da scalare: quest’anno è stata la volta delle ottocento e passa pagine del Nudo e il morto di Norman Mailer del 1948 che ho letto nella traduzione di Chiara Stangalino (Einaudi). Più che per la lunghezza, questo romanzo è impegnativo per la scelta dello scrittore di presentare un gruppo di militari in azione e solo poco alla volta, capitolo dopo capitolo, offrire un flash back su infanzia, adolescenza e maturità di ognuno di loro; il risultato è un enorme pathos nell’ultima parte in cui sappiamo tutto dei soldati che stanno affrontando un’impresa impossibile (e totalmente inutile) e una certa difficoltà iniziale nell’appassionarsi alle crude vicende. Siamo ad Anopopei, un’isoletta del Pacifico, che gli americani devono strappare ai giapponesi nel corso della seconda guerra mondiale. Il generale Cummings è un fanatico del suo lavoro; la sua unica debolezza è quella di cercare, nel tempo libero, di stuzzicare il tenente Hearn, che sente alla sua altezza intellettuale e di cui lo disturbano le idee di sinistra e l’insofferenza verso gli altri ufficiali. Mentre le truppe affrontano il caldo, gli insetti, la pioggia, le marce forzate, gli agguati dei giapponesi (ricambiandoli con spaventosa violenza), le malattie, il disgusto per il cibo, l’assalto dei ricordi (nessuno dei personaggi si è lasciato alle spalle una vita felice: c’è chi è stato tradito dalla moglie, chi faticava a mantenersi, chi era discriminato, chi beveva troppo) tra Cummings e Hearn va avanti uno scontro dialettico che culmina in una serie di reciproche provocazione e infine in un’aperta rottura. Cummings, per punirlo, manda Hearn in ricognizione su un’isoletta con un gruppo di soldati fino a quel momento guidati dal durissimo sergente Croft. Hearn, che è un eterno inquieto, vede nell’azione un gradevole diversivo. Durante la spedizione succede di tutto: Wilson viene ferito in modo molto grave e va riportato indietro in barella; Martinez uccide un giapponese e, su indicazione di Croft, non rivela agli altri la presenza del nemico… Non dico altro, se non che a decidere le sorti della missione sarà un nido di calabroni. C’è in questo libro un ritratto così convincente  e attuale della multiforme realtà americana e uno sguardo così disincantato sulla natura umana che si stenta a credere che all’epoca in cui lo scrisse Norman Mailer avesse venticinque anni. Bella anche la prefazione di Tommaso Pincio, in cui si racconta della passione di Mailer per Tolstoj (leggeva ogni giorno una pagina di Anna Karenina prima di mettersi al lavoro) e si paragona Il nudo e il morto a Moby Dick.

mercoledì 16 agosto 2017

da Boston a Sperlonga

un imbarco ultrarapido, sette ore di volo, un atterraggio in anticipo; Roma ci ha accolto con un caldo abbastanza simile a quello con cui l'avevano lasciata. Senza farmi abbattere dall'afa, ho portato a termine il mio piano: svuota la valigia di panni sporchi, sostituiscili con un carico di libri e computer (Mantova si avvicina, se non leggo come le faccio le interviste? domani devo assolutamente finire Il nudo e il morto che mi ha occupato e angosciato nel corso del viaggio americano), doccia, cibo e si riparte. Mi sono trascinata la valigia alla metropolitana, ho preso il treno e alla stazione di Fondi ho trovato entrambi i figli. Abbiamo poi nuotato insieme alla boa e stasera li ho portati a cena nel ristorante scelto da loro. Si festeggiava la partenza del figlio, ma li ho sentiti insolitamente protettivi nei miei confronti. Mentre io per mandar giù la sua assenza devo paragonare l'università con la guerra e sentirmi sollevata perché non va in prima linea, lui mi pare sereno e determinato. Come al solito, a rubare la scena è la figlia che sproloquia su tutto, ma la cena agli archi è stata davvero gradevole. Ho trovato una casa lercia che più lercia non potrebbe essere. Impareranno.